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LA CAVALLERIA E IL WEB 40. Inquisizione 22.


 
LA CAVALLERIA E IL WEB 40. Inquisizione 22.

Strumenti di tortura 4

 

Nell'illustrazione: sega

 

La sega.
In un primo momento il condannato veniva lacerato per mezzo di una sega al livello dell'addome ma ben presto questa metodologia venne abbandonata per lasciar spazio alla segatura del condannato appeso a testa in giù, con le gambe divaricate, iniziando a tagliare in due verticalmente, partendo dai genitali fino ad arrivare alla testa. In questo modo si aumentava la quantità di ossigeno apportata al cervello e si diminuiva la possibilità che il condannato svenisse o perdesse conoscenza in modo tale da prolungarne la folle agonia: i nervi si scorticavano immediatamente, le ossa si fracassavano schiantandosi e le arterie, lacerate, zampillavano sangue. Talvolta la vittima rimaneva cosciente finché la sega arrivava allo sterno stando a testimonianze del primo ottocento. Inoltre segare un condannato era una tecnica di tortura facile da eseguire e che necessitava di uno strumento reperibile in qualsiasi casa.
Venivano puniti con la sega coloro che si erano macchiati di ribellione, coloro che avevano disubbidito agli ordini militari, coloro che venivano accusati di stregoneria oltre agli omosessuali a cui venivano devastati i genitali.
La Bibbia ci insegna (II Samuele 12, 31) che Davide, re giudeo e santo cristiano, sterminò le popolazioni della città di Rabba e di tutte le altre città degli Ammaniti, assoggettando chicchesia "alla sega, ai rastrelli di ferro, alle scuri di ferro e alla fornace di mattoni". Questa specie di beneplacito poco meno che divino ha contribuito molto al diletto che la sega, la mannaia ed il rogo hanno da sempre suscitato in ambienti benpensanti. In Spagna, "la sierra" costituiva un metodo di esecuzione militare fino a tutto il Settecento. In Catalogna durante le campagne peninsulari di Napoleone e di Wellington nel 1808-14, i guerriglieri catalani assoggettarono alla sega decine e forse centinaia di ufficiali francesi, spagnoli ed inglesi. Nella Germania luterana la sega attendeva i capi dei contadini ribelli ed in Francia anche le streghe ingravidate da Satana.


Gatta da scorticamento.
Flagelli, fasci di catene, da due fino a otto, inframmezzate da punte o stelle taglienti che dove colpivano laceravano pelle e carne. Oppure il nerbo di bue che con pochi colpi era in grado di tagliare la carne di una natica fino all'osso, o ancora il "solletico spagnolo",
l'ingegno alchemico dei torturatori aveva inoltre partorito la "gatta" che non era un animale mostruoso ma un mostruoso aggeggio fatto con una cinquantina di corde di canapa bagnate d'acqua, zolfo e sale che veniva applicato sulla schiena, sull'addome, sui genitali. Il risultato era che la carne dell'interrogato, per effetto del miscuglio con il quale erano imbevute le corde, si riduceva lentamente, scoprendo polmoni, fegato, reni, intestino.

Zampa di gatto o Solletico spagnolo.
Grande circa quanto le dita di una mano, questi arnesi di ferro simili a zampette di gatto montati su un manico di legno, riducevano in brandelli la carne in qualsiasi parte: viso, addome, schiena, arti, seni, genitali.


Il fuoco.
Il fuoco sotto ai piedi era uno dei chiodi fissi dei giudici. Si procedeva in questo modo: dopo aver legato l'interrogato a un'asse in posizione seduta, gli si ungevano i piedi di lardo, vi si accendeva sotto un fuoco e lo si teneva per la durata della recitazione di un Credo. Spesso, dopo, non si potevano più usare i piedi, come testimoniano gli atti di un processo del 1587 dove una presunta strega ne perse l'uso. Nonostante l'evidenza dei fatti il vicario vescovile di Albenga, suo inquisitore, affermerà: "il fuoco ai piedi fu dato solo a quattro gagliardissimamente indiziate, et a tutte con misura; né è vero che alcuna habbi per questo perso li piedi ma non è anco guarita forse piuttosto per colpa di mala cura che per l'estremità del tormento".
Comunque sia, a Palermo, nel 1684 e 1716 due condannati all'impiccagione vennero portati sul luogo dell'esecuzione legati a una sedia perché incapaci di reggersi in piedi in seguito al tormento del fuoco. Il boia sarà costretto a strangolarli anziché sospenderli.
Una variante al fuoco a diretto contatto con le carni degli inquisiti erano le uova sode, non da mangiare ma da applicare, appena tolte dall'acqua bollente, sotto le ascelle o fra le cosce; i tribunali più raffinati e con maggiori mezzi economici sostituivano le uova con sfere di ferri incandescenti, ma i posti di elezione dove metterle restavano gli stessi. Un carnefice grossolano poteva anche adoperare piccole dosi di olio bollente da versare goccia a goccia sull'imputato, naturalmente nei suoi punti più sensibili, le zone erogene tanto per capirci.

 




Autore: SirAntony

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